Non so se la gente mi faccia gli auguri per complimentarsi con me per quanto a lungo sono riuscita a sopravvivere, oppure perché per loro gioia mi sono avvicinata di un altro anno alla data in cui non saranno più tenuti a farmeli.
Quando compi 18 anni, tutto cambia e tutto rimane uguale. Qualcosa dentro di te ti urla di cominciare a sentirti un’adulta, ma allo stesso tempo tu vorresti essere ancora come prima: sempre con le spalle coperte. Io ho addirittura una terza voce che mi dice di infischiarmene, mollare tutto e andare a vivere sul cucuzzolo di una montagna.
Se c’è una cosa che non capisco, è come il tempo abbia fatto a volatilizzarsi così in fretta. Mi è bastato rimettere in ordine la mia camera, per farmi travolgere dalla malinconia per i miei dieci anni. Allora ero a capo di un intelligence segreta che portava il mio nome, sognavo di diventare una famosa archeologa e giocavo a imitare le mosse dei miei eroi dei cartoni giapponesi. E’ tutta storia, adesso, eppure non mi pento di un secondo di quello che ho passato.
Ora da me la gente si aspetta ben altre cose; e io dovrò essere all’altezza.
Ma io lo sarò, perché da piccola ho imparato a gestire un’agenzia segreta, a cercare misteriosi reperti antichi, a fare la Kamehameha.











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