Ebbene sì, signore e signori. Dopo tanto fatica, tanto sudore e qualche lacrima, l’abbiamo raggiunto. Il capitolo cento. Devo ammettere che mi fa una certa impressione, e rileggere il primo capitolo riesce quasi a commuovermi. Ma non parliamone, ora; ci saranno altre occasioni, in futuro. Oggi sono qui per fare il grande passo, il salto di qualità. Ultimo, definitivo.
E’ passato un secolo dall’ultima volta che vi ho scritto di me, delle mie vicende personali e delle mie odissee quotidiane, e molte cose sono cambiate. Vi scrivevo nel Chapter 60, l’ultimo dei capitoli “autobiografici”:
[…]
Penso che il capitolo qui presente segni la fine di qualcosa di molto importante. Ho volutamente aspettato fino all’ultimo, proprio fino alla fine per pubblicarlo, e ora è con grande piacere che vi comunico che ho raggiunto il capolinea. Questo capitolo segna la fine della mia corsa, è senza alcun dubbio solo e soltanto il traguardo che inconsciamente ho sempre cercato di tagliare. Con questo si chiude una grossissima parentesi della mia vita, forse un intero anno che mai e poi mai verrà scordato. Cifra tonda, perfetta per mettere la parola fine ad una storia e cominciarne un’altra.
Ma non temete amici miei, non smetterò di scrivere. E ci mancherebbe altro! È la mia salvezza, non posso farne a meno! Se ora vi sto annunciando la fine di un glorioso anno scolastico, significa certamente che comincerà qualcos’altro, qualcosa per cui vale la pena scrivere!
[…]Chapter 60 – Danza!
Allora pensavo fosse la fine di tutto e di tutti, l’atletica mi aveva deluso e avevo perso i miei compagni; l’anno scolastico mi era scivolato addosso senza quasi che me ne accorgessi. Ero spaventata, dovevo cambiare. E così ho fatto, insieme al mio Diario: mi sono data alla ginnastica artistica per quasi due mesi e ho persino partecipato al saggio di fine anno (il Chapter 60 riassume bene le impressioni che la danza mi ha dato). Era la metà di giugno 2010:
[…]
Probabilmente sotto sotto sto solo cercando un rimpiazzo per l’atletica, anzi sicuramente è così; ma cosa volete che vi dica, alla fine di quest’anno mi sono accorta che tutto ciò in cui credevo lentamente mi è morto tra le braccia, le poche cose su cui ancora facevo affidamento si sono distrutte, perdute per sempre. Ecco allora che cerco un solido appiglio, uno scoglio in questa tempesta oceanica, un qualcosa che sappia tenermi in vita e portarmi la salvezza che ancora dubito di incontrare.
È la disperazione che mi ha fatto fare questa scelta, ma se devo dirla tutta non me ne importa granché; sono felice di aver fatto la scelta giusta e ora non tornerò indietro.
[…]Chapter 60 – Danza!
E poi i successivi tre mesi di vacanza mi hanno disteso i nervi e la coscienza, concedendomi un meritato riposo dai tormenti della quotidianità.
Al mio ritorno, la scuola mi ha afferrato con tutte le intenzioni di non lasciarmi andare mai più; era una pena immensa. Avrei voluto fare di più, e al primo anniversario del Diario (21 novembre 2010) l’ho sottolineato:
[…]
Le cose, purtroppo, non sono andate come previsto, e sono qui oggi per tirare le somme e correggere la rotta. In un anno ho scritto solo sessanta capitoli, e dato che non hanno avuto l’effetto desiderato (non sono riusciti a creare il mondo perfetto di cui avevo bisogno per vivere in eterno), ho deciso di trasferirli alla Corte dei Miracoli e chiuderli al pubblico. Verranno corretti, rivisti, ripreparati, e successivamente reinseriti nel mio diario. Da oggi in poi non leggerete più capitoli come i primi sessanta, ma solo e soltanto riflessioni, giudizi personali, considerazioni di carattere filosofico, scientifico e religioso. La pubblicazione a capitoli continuerà quindi come sempre, ma in modo più incisivo e determinato, puntando sempre al raggiungimento di una somma pari a cento; a quel punto si vedrà come procedere.
[…]
In cuor mio speravo di riuscire a sistemare il passato, e adeguandomi ai miei nuovi e pressanti impegni, revisionare i capitoli vecchi e scriverne di nuovi, migliori, e sfruttando una sorta di brevitas, ancora più profondi. Il mio lavoro è riuscito solo in parte, però: se da una parte ho scritto quaranta capitoli più scorrevoli e ricchi di immagini e colori, dall’altra non ho avuto modo di trasferire quelli vecchi alla Corte e revisionarli. E non sono riuscita a creare il mondo perfetto di cui sognavo tanto, per giunta.
Che fare, allora? Ve lo dico io, cosa facciamo adesso. Quaranta capitoli fa avevo ancora le idee confuse, non sapevo dove sarei andata a sbattere, forse non credevo abbastanza in questo Diario. Ora ho riconquistato tutta la pace, e per un anno ho riflettuto, soppesato, discusso e meditato.
Nel frattempo sono tornata a fare atletica iscrivendomi in un’altra società, ho contratto alcuni infortuni gravi che non mi hanno fatto smettere di correre, ho perso e poi riacquistato la fiducia nei miei compagni di classe (che ora sono anche compagni di atletica). Jessica e Eric si sono mollati; dice di essere stata lei a mollarlo, ma io non ci credo. E’ troppo bella e orgogliosa per essere stata scaricata per la prima volta. Gloria intanto si è trovata Michael, che le vuole bene, e il caro David è stato con una ragazza di un’altra scuola per più di un anno; ora si sono lasciati anche loro. Infine io, in una notte di metà estate, ho conosciuto Jo, sotto un cielo stellato e nero. In realtà non ci siamo mai conosciuti, perché nel giro di due giorni appena me ne sono dovuta andare; ma chissà per quale imperscrutabile meccanica celeste o divina, qualcosa è scattato in noi, e ha fatto sì che gli regalassi il mio primo bacio. La mattina dopo sono partita, e non l’ho mai più rivisto.
C’è stata quella che io chiamo “la crisi della fiducia e dei valori”, un periodo che ho trascorso lo scorso inverno durante il quale ho visto letteralmente crollare tutte le mie certezze, ancora più violentemente di quanto avessi mai creduto possibile. Ho visto crescere in me il dolore, la rabbia, la frustrazione e l’odio.
Poi, venuta l’estate, quella appena passata, in cui ho conosciuto Jo, ho riscoperto addirittura di possedere tre parti di me stessa, ognuna con delle caratteristiche e delle inclinazioni diverse (Io, Me stessa e Me, ve lo ricordate?). E che dire? Ho visto il buio più nero dentro di me e poi sono uscita dalla caverna; mi sono rialzata e mi sono fatta forza, cercandola nel mio cuore. E ho visto il destino della mia storia.
Nel primo capitolo annunciavo la mia morte fisica e anagrafica, dopo aver tessuto le trame del mio mondo virtuale-immaginario, per annullare i miei patimenti fisici e godermi la perfezione del mondo da me creato. Premeditavo una sorta di deicidio, ordito ai danni di qualsiasi divinità abbia creato un mondo tanto malvagio come il nostro e che mi ci abbia fatta nascere. Io avrei preso i panni di un nuovo Dio, avrei creato un mondo a immagine e somiglianza dei miei sogni e mi sarei tolta la vita in questo per andare a vivere in quell’altro. Era un piano eccellente, se non fosse stato per il fatto che dovevo darmi la morte a diciassette anni. Una cosa forse troppo precipitosa, a mio parere.
Ma si da il caso che si possa morire in molti modi.
Se morissi nel senso comune del termine, mi sono resa conto, non potrei più variare il mondo che andrò ad abitare, e questo potrebbe portare a delle complicazioni che adesso non posso prevedere. Non sarebbe saggio da parte mia, perché magari poi non sarei soddisfatta del mio operato e non avrei più modo di modificare nulla dall’esterno. No, la morte sarà la morte della Maggie del passato, quella che si è fatta influenzare e piegare dai sentimenti degli uomini comuni e dagli affetti delle cose semplici. Quella Maggie che teneva ancora a coloro che si fanno chiamare con oscena ipocrisia ‘amici’, quella che cercava l’amore su un campo d’atletica, quella che sperava che il mondo sarebbe stato un posto migliore, un giorno, forse. Lei, quella Maggie lì, deve assolutamente morire. Ormai si è ridotta in fin di vita, e sopravvive solo grazie ad alcuni oggetti evocatori di ricordi; uno in particolare, senza valore alcuno, che racchiude in sé tutto il passato. Un ultimo legame con le sue certezze, con le sue convinzioni. E io posso distruggerlo per sempre, e uccidere la Maggie del passato, quella che è stata tradita dai suoi amici e dalla malvagità del sistema. Quando anche questo passaggio sarà concluso, rimarrò solo io, Maggie, leggera come una nuvola e forte come l’occhio del ciclone.
L’altra Maggie continuerà a vivere, non temete. Ma ciò che riempirà la sua inutile esistenza, sarà del tutto trascurabile, perché pallida imitazione delle sue aspirazioni. Io, Maggie, invece d’oggi in poi vivrò per sempre.
Ho analizzato ogni aspetto della mia vita, in questi mesi, e mi sono resa conto che l’atletica ha sempre costituito la base di tutta la mia vita e le mie relazioni; una sorta di cemento a presa rapida che ha tenuto insieme tutto e tutti, nel bene e nel male. Credevo fosse un bene per me, mi ha fatto conoscere l’amicizia e l’amore vero, mi ha reso quella che sono, mi ha fatto sentire libera. Ora è finita, continuerò a praticarla per diletto ma non sarà mai più altro che un passatempo sportivo.
Basta con la speranza che il romanticismo curi le persone dalla loro freddezza, basta pensare che diventare competitiva come le altre ragazze ci faccia sentire più amiche e compagne, basta coi sentimentalismi e la ricerca del vero amore. Ci sono cose più grandi, per cui lottare. E non posso farlo se non da sola, libera dai fantasmi del passato.
Addio.











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